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Coach tennis: quanto è importante il ruolo dell'allenatore?
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Coach nel tennis moderno: quanto è importante?

 

Dietro ogni grande atleta c’è un grande allenatore. Ma è sempre così? Per verificare la bontà di tale affermazione, è utile innanzitutto distinguere diverse tipologie di “allenatori”. Si pensi alla differenza tra sport individuale e a squadre, dove in quest’ultimo caso (come nel calcio) la presenza del coach diventa indispensabile: i giocatori della squadra dipendono da ogni sua scelta, dalla formazione messa in campo e dalla complessità degli schemi di gioco.

 

Certo, anche il tennis presenta la variante a squadre, dove ai massimi livelli troviamo la Coppa Davis e la Fed Cup. Ma in tali casi la presenza dell’allenatore ai bordi del rettangolo di gioco è importante come negli sport a squadra più noti?

 

 

COACH TECNICO E MENTAL COACH

 

Prima di rispondere, è opportuno ricordare un’altra differenza, cioè quella tra il coach “tecnico” e il mental coach: quest’ultimo in particolare si occupa della preparazione psicologica, mentale dell’atleta. Oggi come non mai molti atleti dal c.d. “braccino” si affidano a esperti del settore psicologico – si pensi attualmente alla Svitolina - per supplire a quelle carenze di forza mentale che la tecnica non può supplire. 

 

Può anche verificarsi il caso in cui il mental coach sia la stessa persona che segue il giocatore nel suo sviluppo tecnico - tattico. Si tratta in questo caso di personalità in grado di imporre il proprio carisma, come nel caso emblematico di Toni Nadal.

 

 

Inoltre capita di assistere a casi molto curiosi, come giocatori che diventano i mental coach di sé stessi: si pensi allo spagnolo Robredo, il quale era solito portare con sé “appunti” psicologici da leggere al cambio campo oppure alla bielorussa Azarenka, la quale improvvisa brevi sezioni di meditazione tra un cambio campo e l’altro.

 

COACH E MAESTRO: UN PERCORSO UNIVOCO?

Se intendiamo il coach come colui che segue la parte “agonistica” dell’atleta – da cui dovrebbe così distinguersi il “maestro” per la parte tecnica - allora parliamo di una figura che diviene fondamentale nel momento stesso in cui il tennista raggiunge l’età sufficiente per disputare tornei; quando cioè la sua progressiva crescita può consentirgli meglio di comprendere e mettere in pratica i suggerimenti tecnico-tattici dell’allenatore.

 

Ovviamente l’allenatore è una figura indispensabile per tutte le età, sia nel settore dilettantistico sia in quello professionista, dove spesso vediamo giocatori di vertice cercare lo sguardo del proprio coach primo o dopo un punto importante.

 

 

Ciò non sembra però collimare con alcune dicerie secondo cui gli allenatori non sarebbero altro che “segretari” con il dovere di occuparsi solo della prenotazione degli aerei o dei campi di gioco. A volte i giocatori, inoltre, incolpano gli stessi coach dei propri insuccessi e non mancano episodi come quello dell’ex tennista spagnolo Almagro, il quale preferiva spesso restare in spiaggia a prendere il sole piuttosto che allenarsi, provocando il risentimento di uno sconsolato allenatore.

 

IL FENOMENO DEL COACHING E I TENNISTI “SENZA COACH”

In tale contesto è interessante citare il fenomeno del coaching, ossia l’assistenza tattica da parte dell’allenatore durante i match. Tralasciando il caso del tennis dilettantistico, dove è possibile a certe condizioni, nei circuiti maggiori il coaching è ammesso solo nel tennis femminile.

 

E’ invece proibito nel circuito a ATP, nonché durante le fasi di gioco e quest’ultimo caso può comportare una ammonizione a danno del giocatore (in tal caso è sufficiente che il coach compia un gesto semplice come indicare al giocatore di rispondere più vicino alla linea di fondo).

 

 

 

Anche se è il giocatore che contribuisce a edificare la maggior parte della propria carriera, non mancano nobili esempi come Nadal, il quale da molti è considerato, come detto, una “costruzione” dello zio Toni, il quale gli avrebbe fornito i fondamenti tecnici oltre a quelli mentali; in effetto il maiorchino possiede una forza mentale che difficilmente può trovare eguali. 

 

Alla luce di quanto detto, il coach è sempre indispensabile? Non mancano certo giocatori che per un certo periodo si sono trovati per propria scelta sprovvisti di coach (come Federer o Kyrgios) e, nonostante abbiano ottenuto lo stesso risultati apprezzabili, ciò rappresenta solo l’eccezione che conferma la regola.

 

Articolo scritto da Franco Fusè


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