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lunedì 05 novembre 2018

Ma poi, che cos’è un nome?

mostra censimento ebrei a Milano

 

In occasione dell’80esimo anniversario delle Leggi antiebraiche, è stata inaugurata alla Triennale di Milano la mostra “ma poi, che cos’è un nome?” dedicata al censimento degli ebrei a Milano nell’agosto 1938. Organizzata all'interno delle iniziative di “Milano è memoria” del capoluogo lombardo, la mostra è promossa dal Comune di Milano (Assessorato alla Trasformazione digitale e Servizi civici) e realizzata da Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec), in collaborazione con Università degli Studi di Milano e Fondazione memoriale della Shoah di Milano e grazie a Easynet, che ha fornito i dispositivi informatici.

 

L'allestimento si trova nell’atrio centrale del Palazzo della Triennale ed è visibile sotto forma di una monumentale installazione. L'esposizione racconta in maniera originale le 10.591 biografie delle persone censite a Milano il 22 agosto 1938, private poi dei loro diritti di cittadini con i provvedimenti antiebraici del 17 novembre 1938. I “Provvedimenti per la difesa della razza italiana”, infatti, misero gli ebrei al bando dalla vita pubblica del Paese imponendo il loro allontanamento dai posti di lavoro, dalle scuole, da qualsiasi ente, associazione o circolo, pubblico o privato, culturale o ricreativo e l’annullamento di ogni diritto acquisito fino alla cancellazione delle identità.

 

 

Un po' di storia

Il censimento degli ebrei (o schedatura degli ebrei) è avvenuto in Italia dal 1938 al 1939, subito dopo la pubblicazione del Manifesto della razza, a opera del regime fascista con l'obbiettivo di identificare e monitorare le persone di fede ebraica presenti sul territorio italiano.

 

IIl tutto ebbe inizio il 22 agosto 1938 con lo scopo di contare e di schedare il numero degli ebrei residenti in Italia, come presupposto per l’emanazione delle leggi razziali. Con i dati del censimento si voleva mettere la popolazione italiana dinanzi a un risultato che dimostrasse inconfutabilmente la presenza di un numero rilevante di ebrei, così da creare un grande consenso intorno alle norme discriminatorie attraverso l’enfatizzazione di un pericolo che in passato non era mai stato avvertito (sebbene gli ebrei italiani presenti all'epoca fossero 47.000, pari allo 0,1% della popolazione italiana).

 

Subito dopo il censimento vennero emanati una serie di decreti che inasprivano le condizioni degli ebrei sul piano lavorativo, scolastico, mobiliare e immobiliare, associativo e relazionale. Nel volgere di poche settimane persero l’impiego circa 200 insegnanti, 400 dipendenti pubblici, 500 dipendenti privati, 150 militari e 2.500 professionisti, inoltre 200 studenti universitari, 1000 delle scuole secondarie e 4.400 delle elementari furono costretti a lasciare lo studio.

 

In seguito questi dati furono utilizzati dal governo fascista per arrestare e deportare circa 7000 ebrei nei campi di concentramento.

 

Inoltre le schede del censimento consentirono ai tedeschi di effettuare la razzia del 16 ottobre del '43 al Ghetto ebraico e in altri quartieri di Roma, avendo liste precise per individuare, arrestare e deportare gli ebrei.

 

Info e orari

La mostra è visitabile fino al 18 novembre presso il Palazzo della Triennale. L'ingresso è libero nei seguenti orari: 10:30 - 20:30.

 

 

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